Lino: la fibra che accompagna l’umanità

Non vi sarebbe piaciuto assistere ai grandi momenti che hanno cambiato il mondo? La scoperta del fuoco, l’invenzione della biro, l’incontro Lennon/McCartney… La maggior parte degli eventi cruciali, come delle grandi scoperte che hanno rivoluzionato il genere umano, sono il frutto di un caso fortuito, favorito sì dalla attenta osservazione dei nostri antenati ma anche da chissà quale “fortunato” errore o serie di coincidenze. Giochiamo di immaginazione. Chissà se il primo manufatto d

i terracotta nacque dal gesto stizzito di un bambino del Neolitico che, per capriccio, gettò il suo primordiale passatempo di argilla nel fuoco dove cuoceva un gustoso stufato di mammut.

L’incontro tra l’uomo e il lino è uno di questi momenti cruciali, dal giorno in cui intrecciarono le loro radici, la loro esistenza si è evoluta di pari passo. In Egitto, era considerato un tessuto così pregiato che i sacerdoti lo utilizzavano per bendare le mummie dei faraoni, dettando così l’outfit ultraterreno dei loro divini sovrani. E ancora, secondo la mitologia greca, Atena e Aracne duellarono accanitamente intrecciando fili di lino per dimostrare quale delle due fosse la migliore tessitrice dell’Ellade. Chi avrebbe mai detto che questa pianta sottile e poco ramificata potesse dar vita a un materiale così raffinato e resistente da stimolare la fantasia degli uomini di diverse culture e divenire simbolo di luce, vita e fertilità.

linum usitatissimum

Grazie alla sua natura autoctona, il lino vanta un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e la sua produzione risponde a tutti i criteri economici, sociali ed ambientali dello sviluppo sostenibile. Inoltre, la sua coltivazione permette tre importanti riduzioni, quali un basso utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, poca irrigazione – se non quella naturale della pioggia – e l’abbattimento degli scarti di lavorazione che vengono risistemati sui campi al fine di reintegrare le sostanze precedentemente assorbite dal terreno. Niente male, vero?

Se in Europa sostituissimo il lino al cotone, risparmieremmo ogni anno:

  • 342 mila tonnellate di emissioni di CO2;
  • 650 milioni di metri cubi d’acqua;
  • 38 mila tonnellate di petrolio utilizzate per irrorare i campi di fertilizzanti e prodotti chimici;
  • 300 tonnellate di prodotti fitosanitari *

I numeri non decidono ma fanno una bella differenza!

 

L’affascinante passaggio da pianta a filo non prevede alcun tipo di inquinamento chimico e riproduce in scala industriale la tradizionale lavorazione del lino. La raccolta avviene sradicando interamente gli steli uno ad uno, mentre la fase di macerazione si svolge il più delle volte dentro una sauna di vapore, consentendo agli  steli di separarsi dalla sua parte legnosa. Questo permette di lasciare intatto il cuore della pianta: la fibra. Quali siano state le coincidenze o le intuizioni che hanno portato a scoprire questo metodo rimarrà per sempre un mistero. Eppure, il nodo più difficile da sciogliere resta quello della caotica matassa di fibre generatasi dalla macerazione della pianta che viene pettinata e riordinata così da separare le fibre corte da quelle più lunghe in attesa della filatura. E’ in questa delicata fase che il lino acquista la forma più semplice ma funzionale possibile: il filo. Un’unione perfetta e resistente nata da un fibroso caos primordiale. Ci piace interpretare questo passaggio cruciale come la rappresentazione materica di una disordinata massa di individui in balia degli eventi che anela a diventare un unico organismo collettivo. Una presa di coscienza verso l’unione nel rispetto del valore di ogni singola “fibra”.

In altre parole, se l’armonia tra uomini e ambiente avesse una sostanza, sarebbe a onor del vero un sottile filo di lino.

 

 

*CELC The Europen Confederation Of Linen And Hemphttp://www.mastersoflinen.com/

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